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Bebu¨ settete e il mondo archigianale di Smartmama

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Bebu¨ settete e il mondo archigianale di Smartmama

16/11/2017

1363 views Mondo Bebu¨

Beh, lo ammettiamo! L'intervista di questa volta ci sta molto, molto a cuore perchè rappresenta per Bebuù un modo per introdurre un' importante novità, che sentiamo come una naturale evoluzione!
Bebuù apre le porte alla Mamma.

Una Mamma che riscopre l'io Donna. Chi nonostante i "buoni propositi" non ha commesso l'errore di annullarsi nel nuovo ruolo di Mamma?! Ma poi, in modo più o meno naturale, con tempi diversi l'una dall'altra, ci si riscopre donna con desideri, voglia di sentirsi amata e di riprendere ad avere cura di sé. Una cura che riparte spesso dalla ricerca di oggetti che ci raccontino, che dicano chi siamo e in un modo più unico possibile. Un oggetto, che sia un accessorio o un capo di abbigliamento, che possa riimpreziosire...non solo il nostro aspetto, ma la nostra primordiale essenza.

E la creativa di oggi un pò ci racconta questo percorso.

Paola vive nella provincia di Caserta ma ha origini pugliesi. Si definisce una Mamma e tempo pieno e una freelance per passione. E’ passata dal progettare costruzioni edili a borse ed accessori per la donna…Paola, ma raccontaci tu!
 
Chi sei, cosa fai nella vita, della tua famiglia, dei tuoi pregi e dei tuoi difetti…
Sono un archi-giana, un architetto-artigiana, ho quasi 37 anni e sono salentina. Oggi mi definisco abitante della Campuglia, una regione tutta mia in cui si fondono regione di origine, la Puglia appunto, e quella di adozione, la Campania dove ho scelto di vivere ormai da 8 anni.

Ho studiato e vissuto per 10 anni a Roma, ho trascorso un anno meraviglioso in Arkansas dove ho studiato in una scuola di architettura molto “artigianale” e grazie al mio lavoro negli anni ho potuto viaggiare molto, soprattutto ad Est del mondo.

Vengo da una famiglia di artigiani, operai e contadini e queste “identità” sono  in tutto quello che faccio, da come mangio, vivo e lavoro. Mia madre, nata ricamatrice per passione, è diventata sarta perché “quello è un mestiere” diceva mio nonno, e mentre lavorava come commerciante cuciva e si occupava di noi figli, e ha messo l’ago in mano a me e mia sorella da piccole per tenerci impegnate. Mio padre, nato carpentiere specializzato, ha fatto per anni il ceramista, il benzinaio, l’intarsiatore del legno. Senza alcuna scuola alle spalle, è stato inventore di macchine strane, e da lui ho ereditato penso la capacità di ingegnarsi a trovare sempre una soluzione reale e palpabile ad un bisogno.

Oggi sono mamma di Elena, 3 anni, e moglie e compagna di Gigi, un commercialista bravissimo ma che crede in me più di me stessa, perché ha un occhio creativo e una mente aperta come pochi.

Sono curiosa, moltissimo, amo riparare le cose, ho tantissima pazienza, e cerco più che posso di condividere quello che so fare con gli altri. Sono una persona “visiva”, se una cosa la vedo la comprendo meglio. Imparo facilmente a fare cose nuove, ma mi annoio altrettanto facilmente e devo avere sempre stimoli nuovi. Sono molto testarda, logorroica, inizio troppe cose insieme, non sono molto brava a dire no, sono un’artista del disordine, ho zero memoria, devo scrivere tutto.

Il nome del tuo brand è “SmartMama”, ci dici come nasce?
Ero in stand by dal lavoro da 11 mesi, dopo la nascita di mia figlia e mio marito costretto a letto per mesi per un incidente. Non sono una persona che riesce a rilassare la testa, quella deve essere sempre attiva. Così dopo 10 anni a lavorare insieme ad altri, per altri, a progetti di altri, ha iniziato a tornare a galla la voglia di indipendenza, di iniziare un progetto da sola. Da zero per l’ennesima volta. Ho pensato che questo progetto dovesse parlare di me, in primis, così come il naming “smart mama”, che includesse alcune caratteristiche che mi contraddistinguono ma in cui si possono riconoscono anche gli altri, soprattutto le altre donne. Ho inconsapevolmente creato qualcosa che potesse essere contenitore di molte idee, ma senza un’idea precisa. Per una volta volevo essere solo me stessa, condividerlo e darmi la possibilità di esplorare. L’elefante è comparso subito: simbolo di protezione della famiglia e dei propri cari, in Tibet è il simbolo della creazione. L’elefante è rappresentato come illustrazione di origami per ricordare sempre qualcosa fatto dalle mani.
 
Sappiamo che nella prima fase della tua creatività ti dedicavi a creazioni per bambini, per poi decidere di cambiare e dedicarti alla donna. Da cosa è stato causato questo cambiamento?
Ho iniziato a riprendere in mano l’ago ed il filo per mia figlia. Credo moltissimo nell’approccio montessoriano, e realizzare il suo primo quiet book mi sembrava perfetto. Ne ho prototipato un mio modello e ne ho realizzati circa una ventina in pochi mesi, mentre sperimentavo altre cose, pensavo e realizzavo prototipi, concetti di prodotti handmade. Sono nati i wedding topper in legno dipinto a mano, gli smartbeads personaggi dipinti a mano in sfere di legno, le bambole in stoffa Ava, i libri fiaba, le prime borse e ho sperimentato diversi materiali, come il feltro di lana, il sughero, le stoffe scarti di produzione.

Mio marito un giorno mi ha chiesto “tu cosa vuoi fare per i prossimi 10 anni?”. Sono entrata in crisi. Non c’è nessuno che mi conosce come lui. Sono curiosa e mi annoio facilmente, ho bisogno di un lavoro che si evolva, possa stimolarmi con idee sempre nuove, sfide diverse. Fare una cosa specifica come quella legata ad un momento specifico della vita che poi passa non mi sembrava affatto nelle mie corde.  

Il mio nuovo percorso si evolveva ma davvero poco parlava ancora di Paola, parlava principalmente della “mamma di Elena” e ho pensato che una volta che mia figlia fosse cresciuta sarei tornata al punto di partenza.

Ho così iniziato un percorso introspettivo e creativo. Mi sono messa a studiare prima con la Colibrì Academy poi con il planner per piccoli business creativi inglese, la Dream Plan Do di The Design Trust che mi ha mandato in crisi ma aiutato tantissimo a cercare la strada giusta.

La maternità e l’anno sabbatico dal lavoro mi ha avvicinato ancora di più alle altre donne. Quelle della mia famiglia, le care amiche che sono per me un punto di riferimento. Il mio percorso è iniziato pensando a quelle donne, toste, che si vogliono bene anche quando non si sopportano, che convivono con i propri limiti cercando ogni giorno di andare più in là, che si abbattono ma subito si slanciano per rialzarsi. Che guardano il mondo in un modo più smart, fuori dai clichè e dagli stereotipi. Ed è questo che voglio insegnare a mia figlia, come madre.


Se non fossi una creativa, che lavoro ti piacerebbe fare?
Il falegname o il ragattiere.
 
Paola, secondo te qual è l’origine della creatività? Che ruolo ha questa nella vita di ognuno? Adesso riusciresti più a sacrificarla per ritornare a fare il tuo lavoro precedente?
La creatività è l’atto di creare qualcosa dal niente esprimendo se stessi e in cui qualcun altro si identifica e riconosce. Per molte persone è un’attitudine, un’approccio alla vita, esprimendosi fuori da certi canoni e standard, superando clichè e stereotipi.

Io non ho mai sacrificato la mia creatività per fortuna, l’approccio e il tocco sono sempre gli stessi che si tratti di recuperare una vecchia fabbrica o di disegnare un tessuto. Mi ritengo una persona davvero fortunata ad averla esercitata fin da piccola, perché è grazie alla creatività che spesso sono riuscita a superare momenti non facili che la vita mi ha riservato.

 
Ad ispirarti, influenzarti, illuminarti ci sono letture particolari?
Per quanto riguarda libri e riviste che ti fanno "respirare” aria creativa ci sono sicuramente in cima Flow Magazine e Uppercase, l’una più per amanti della carta e di concetto grafico e mentale, l’altra più incentrata sulla creatività artigianale ed artistica e che mi fa conoscere ogni volta vere gemme creative.

L’ispirazione in quello che faccio viene dai ricordi, dai luoghi in cui ho vissuto, dalla terra, dai viaggi, dalle persone belle che incontro lungo la strada. L’architettura, il paesaggio, l’ambiente. Come “crafter” senza C+B, con i grandissimi input che da Francesca Baldassarri, non avrei mai né iniziato né compreso le mie possibilità.

Continuo inoltre a trovare grande ispirazione fuori dall’Italia, dove il mondo dei makers, crafter e nuovi artigiani è molto più disteso e forte di quello italiano, trovo lì una sicurezza e una direzione che mi danno la carica di crederci ogni giorno.

Che musica ascolti mentre crei?
In ogni fase di vita ho avuto una colonna sonora diversa. Ho sempre lavorato con le cuffie, perciò sono sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo. Oggi la mia playlist costantemente workinprogress è su spotify, ovviamente si chiama Smartmama (ascolta) ed è quella che uso quando lavoro. Dentro c’è davvero un po’ di tutto, cose vecchie e nuove. Mi concentro molto bene con artisti francesi e spagnoli, e sempre con la colonna sonora di Once, un film “artigianale” del 2006 con una colonna sonora che tocca il cuore e l’anima. (ascolta)


In genere qual è il posto in cui crei? Hai uno spazio tutto o crei un po’ dove ti capita?
Il mio laboratorio è il luogo dove nasce quasi tutto ed è situato dietro il divano nel soggiorno di casa mia. Per ora funziona benissimo: un tavolo lungo 2 metri con un’area dedicata al pc e al disegno, l’altra metà al cucito e assemblaggio.
Fondamentale è il tavolone della sala da pranzo nello stesso openspace dove taglio, stiro, impacchetto e spesso disegno perché la luce è migliore e sono più libera.

Qual è il momento della giornata in cui preferisci creare?
Disegno la sera, progetto la mattina. Come ogni mamma che lavora a casa occupandosi al 100% dei propri figli devo per forza di cose adattare il mio lavoro agli orari di mia figlia, quindi lavoro quando è a scuola e mentre dorme. Spesso però le idee migliori mi vengono nei posti più assurdi, e cerco di avere sempre con me un taccuino dove segnare tutto, o il cellulare dove lasciare una prima nota vocale.
 
Paola, come abbiamo anticipato, vivi nella provincia di Caserta. Nella città in cui vivi come è vissuto l’handmade? Le persone riescono ad apprezzare il lavoro che c’è dietro ogni creazione o credi ci sia ancora una lunga strada da fare al riguardo.
Qui al sud il “fatto a mano” è da sempre una realtà casalinga, pertanto non viene immediatamente recepito come una nuova possibilità di lavoro, ma è un concetto più legato all’hobbistica. Il problema secondo me non è nel “pubblico” ma nel cercare noi che questo mestiere abbiamo deciso di farlo ad essere più attivi e presenti sul territorio creando una vera rete che sia estesa anche al sud, ai suoi meravigliosi artigiani e creativi.

C’è un consiglio che daresti alla te stessa degli inizi, per evitare qualche errore?
È davvero un percorso unico, che penso dovesse andare proprio così e non so ancora dove mi porterà, e non potrei immaginare di non fare errori perché sono quelli che mi fanno imparare di più. Mi consiglierei solo di avere più coraggio ed essere meno rigida con me stessa uscendo prima da certi schemi del mondo del lavoro che da tempo per noi donne non funzionano più.

Dal 17 al 19 novembre sarai a “Il Mondo Creativo” di Bologna, nello stand Bebuù. Cosa ti ha convinto a partecipare? E quanto sei emozionata per questa nuova avventura?

Sono davvero felice per questa opportunità che Bebuù mi ha dato. Conoscevo Bebuù come marketplace dedicando al mondo dei bambini quando realizzavo quiet books, ma ora che si è aperto alla “donna-mamma”, mi sento che mi rispecchi molto: è un po’come me, nasce dallo sbocciare di una nuova madre con in braccio il suo bambino ed entra in un mondo nuovo, ma che non vuole rinunciare alla sua identità di donna, a sentirsi speciale e trovare il modo giusto per esprimere se stessa. Se sono emozionata?! Ovviamente tantissimo, come prima ogni importante esame. Ma so di avere delle compagne di avventura tostissime con cui affrontare questa sfida.

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